{"id":618,"date":"2022-12-08T19:52:03","date_gmt":"2022-12-08T18:52:03","guid":{"rendered":"https:\/\/antoniotonelli.info\/?page_id=618"},"modified":"2022-12-08T20:03:25","modified_gmt":"2022-12-08T19:03:25","slug":"antonio-tonelli-una-pittura-come-sostanza-di-vita","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/antoniotonelli.info\/index.php\/antonio-tonelli-una-pittura-come-sostanza-di-vita\/","title":{"rendered":"Antonio Tonelli: una pittura come sostanza di vita"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size\">Introduzione all&#8217;intervista.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Giuseppe Possa, febbraio 2022<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Antonio Tonelli,<\/strong> pittore realista lombardo, ha prevalentemente lavorato per cicli pittorici, che sono ben rappresentati nella monografia \u201cUn viaggiatore nel tempo\u201d, edita da Mazzotta di Milano, curata da Felice Bonalumi e Luca Pietro Nicoletti. Oltre duecento pagine con immagini a colori delle opere pi\u00f9 importanti che ha dipinto in oltre sessant\u2019anni, corredate di un notevole apparato critico che ne mette in luce le sue qualit\u00e0 artistiche. E\u2019 una pittura di \u201ccose\u201d, quella di Tonelli, che spazia tra opere di \u201coccasione\u201d, arte sacra e sociale, piccoli e grandi cicli.<\/p>\n\n\n\n<p>La svolta decisiva alla propria pittura, Tonelli la diede all\u2019inizio degli anni Settanta, dopo l\u2019incontro con <strong>Mario De Micheli<\/strong>. Il cambio della \u201cpelle\u201d, tuttavia, non avvenne d\u2019incanto: prima ancora che sulla tela esso prese forma, grazie anche ai suggerimenti del noto critico, nei suoi pensieri e convincimenti. Dapprima, si tratt\u00f2 di un\u2019evoluzione tematica: non in modo radicale, poich\u00e9 certi soggetti erano gi\u00e0 presenti nelle immagini precedenti; semmai, con l\u2019inserimento significativo di nuovi segni e simboli, l\u2019artista ne amplific\u00f2 il costrutto. In seguito, fu il suo stile \u2013 improntato su di un impianto compositivo e figurale di originale inventiva \u2013 a innervarsi di motivazioni, di sentimenti, di pensieri, che ne animarono il contenuto, come esamineremo nel prosieguo.<\/p>\n\n\n\n<p>Nato a Milano nel 1934, non ha frequentato nessuna accademia: il suo mestiere se lo \u00e8 costruito da autodidatta, se si esclude una sporadica frequentazione da curioso dello studio di Remo Bianco da ragazzo, da cui acquis\u00ec la passione pittorica. In seguito, si affid\u00f2 al proprio istinto, lasciandosi tuttavia influenzare da alcuni autori, soprattutto del passato, a lui congeniali. La rappresentazione della realt\u00e0 (nei suoi multiformi aspetti interpretativi della vita e della natura), da cui \u00e8 partito negli anni della formazione giovanile, lascia spazio anche a ricerche sperimentali, queste ultime motivate pi\u00f9 dal desiderio di ampliare le proprie esperienze pittoriche, che per vera inclinazione. Contemporaneamente, dedica una serie di disegni ai problemi dell\u2019informatica (allora agli albori), stigmatizzandone, in particolare, il rischio che essa possa assoggettare e schiavizzare l\u2019uomo (interessante ci sembra quello in cui un impiegato si aggira tra i computer, mentre uno scimpanz\u00e8 gli offre un fiore).<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo sul finire degli anni Settanta, la nostra societ\u00e0 vive un momento di forti agitazioni e di crisi profonde. Tonelli, che politicamente \u00e8 di sinistra e comprende il legame che unisce l\u2019esperienza individuale dell\u2019artista a quella collettiva, si lascia giustamente coinvolgere dai conflitti esistenziali-sociali di quel contesto storico. Cos\u00ec le problematiche degli operai, delle fabbriche, dell\u2019occupazione, diventano i temi dominanti della sua pittura, in quel frangente. Si tratta di un momento in cui, con grande impegno, propone opere dedicate alle lotte e alle conquiste sindacali (una delle pi\u00f9 sentite \u00e8 l\u2019acquisizione delle 150 ore, per contribuire al miglioramento culturale e professionale dei lavoratori. In molti quadri, infatti, appaiono sui banconi di lavoro, tra strumenti ed attrezzature, proprio i libri).<\/p>\n\n\n\n<p>Successivamente, egli d\u00e0 una maggiore robustezza al suo modo di dipingere, utilizzando una figurazione s\u00ec realistica, particolareggiata, ma con una cromia pi\u00f9 dettagliata, estesa, stratificata da successive velature sovrapposte, con pennellate morbide e sottili, l\u00e0 dove le ritiene pi\u00f9 opportune, lasciando magari altre parti della composizione meno definite. \u00c8 poi andato via via affinando tale tecnica che rimane ancora oggi invariata: uno stile personale, ormai, che fa riconoscere un suo quadro di primo acchito, proprio per l\u2019immagine limpida, curata in modi diversi, ma efficacemente unitaria nel risultato finale. La sua produzione, pertanto, inalterata nella forma, in questi ultimi anni si \u00e8 sviluppata per nuclei tematici e, grosso modo, in 5 cicli fondamentali (anche se una separazione netta non \u00e8 sempre possibile, in quanto, non essendoci stata interruzione tra un capitolo e l\u2019altro della sua attivit\u00e0, un periodo perdurava ancora quando l\u2019altro gi\u00e0 maturava e poi lo superava).<\/p>\n\n\n\n<p>Il primo corrisponde al ciclo del <em>Racconto urbano<\/em>, in varie direzioni. Gli scenari sono quelli della sua esistenza: la Milano dei quartieri popolari, nell\u2019ammassarsi degli edifici-dormitorio; delle vecchie case di ringhiera, con i muri scrostati, con i panni stesi, ma anche con i vasi di fiori sul davanzale, per abbellire, almeno esternamente, una tribolata e faticosa sopravvivenza. Guardando ai suoi \u201cpaesaggi\u201d urbani, chiusi e quasi senza speranza; alle sue desolate visioni di periferia, si pu\u00f2 pensare all\u2019oppressione dell\u2019individuo vittima di una societ\u00e0 industriale che lo circonda, lo soffoca, gli toglie la personale identit\u00e0. L\u2019aria degli ambienti (privi della presenza umana), resa asfittica, non soltanto dallo smog, ma altres\u00ec da un groviglio di tensioni psicologiche, di attese, di contrasti, di silenzi, sprigiona tutto il malessere dell\u2019attuale realt\u00e0 metropolitana.<\/p>\n\n\n\n<p>Il racconto poi si sviluppa in ogni angolo della \u201cgrande\u201d citt\u00e0 che ti \u201cd\u00e0 il pane\u201d; tuttavia, la bicicletta appoggiata al muro di un bar, a fianco della scritta \u201cpotere a chi lavora\u201d non \u00e8 semplicemente il mezzo di trasporto dell\u2019operaio che va al lavoro per \u201cguadagnare\u201d, ma anche dell\u2019operaio pronto a lottare per i suoi diritti, troppo spesso calpestati. Il lavoratore, in alcuni quadri, \u00e8 pure protagonista, sebbene assente, perch\u00e9 i suoi oggetti, anche semplici (il vestito della festa, o una camicia, una saponetta, le sigarette, gli strumenti per la barba), l\u00ec disposti come in una \u201cnatura morta\u201d, ma palpitanti pi\u00f9 che mai, sembrano trasformarsi in veri \u201cpersonaggi\u201d, rievocando, appunto, la di lui presenza. Ma l\u2019iconologia metropolitana si allarga, per esempio alla stazione: qui \u00e8 il problema migratorio a far capolino, attraverso un emigrante che dorme sulla panchina con la valigia di cartone stretta in una mano, per difenderla, come un prezioso tesoro (e per lui lo \u00e8) da eventuali malintenzionati. Scrive, a tale proposito, <strong>Mario De Micheli<\/strong>: &lt;&lt;Le biciclette contro il muro, i panni alla finestra, o l\u2019insegna di una bottega, i lavandini negli spogliatoi di una fabbrica, ogni altra \u201cpovera cosa\u201d, non sono cos\u00ec solo oggetti, ma metafore di un\u2019esistenza non sentimentale portata avanti nella dura ripetitivit\u00e0 dei giorni e degli anni&gt;&gt;.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel secondo periodo, quello degli <em>Orti di periferia<\/em>, il nostro porta a maturazione la propria immaginazione creativa: i luoghi che dipinge sono fuori dalla citt\u00e0, o comunemente ai margini di vasti agglomerati, e rievocano, in un certo senso, il ritorno alla natura. Il cancello di un orto o l\u2019angolo di un pollaio (circondati, magari, da bidoni, cassette di legno, scatole arrugginite, ortaggi diversi, attrezzi di giardinaggio), l\u00ec a simboleggiare l\u2019altrove, sono paragonabili alla \u201csiepe\u201d leopardiana (che \u201cil guardo esclude\u201d), e diventano rifugi fantastici nei momenti di solitudine. Inoltre, gli orti, i piccoli campicelli, le baracche ripostiglio, se da una parte rievocano certe \u201cpersistenze contadine\u201d, dall\u2019altra fanno pensare al tempo libero dei lavoratori, al loro hobby (che spesso contribuisce ad arrotondare il magro salario), insomma, alla loro evasione settimanale, in una sorta di \u201chortus conclusus\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 da rivelare, pure, che gli arnesi presenti in questi \u201cluoghi\u201d (rastrelli, zappe, innaffiatoi) vengono raccolti dal pittore all\u2019interno di un determinato angolo visuale, in modo che ognuno di essi occupi ordinatamente una porzione di spazio, in cui i singoli elementi possano differenziarsi ed acquistare una \u201cvita\u201d propria, per mettere in risalto cos\u00ec la loro utilit\u00e0. Le foglie secche, invece, sono posate l\u00ec sui quadri, come per obbedire a quella casualit\u00e0 armonica della caduta roteante, dentro cui pare ancora di scorgere un ultimo soffio di vento. Infine, di fronte al pacato silenzio di queste vedute c\u2019\u00e8, come scrive <strong>Giorgio Seveso<\/strong>, &lt;&lt;soprattutto uno straordinario trasporto poetico, una intensa adesione alle cose e ai sentimenti relativi alla dimensione quotidiana dell\u2019esistenza&gt;&gt;.<\/p>\n\n\n\n<p>Con la terza fase, <em>Nature morte della metropoli<\/em>, Tonelli mette a nudo non solo lo spreco di una societ\u00e0 consumistica (la spazzatura finisce proprio per diventare \u201cstatus simbol\u201d della civilt\u00e0 del superfluo), ma in particolare anche la nostra tendenza dell\u2019abbandono indiscriminato dei rifiuti. Egli, dunque, osserva questi \u201coggetti\u201d abbandonati sui marciapiedi, vicino ai tombini, dentro i bidoni (cibi sprecati, gelati sperperati, mozziconi di sigarette, siringhe, lattine, bombolette spray e ogni altro \u201cciarpame\u201d urbano) e li riporta sulle tele senza ordine, casualmente, proprio come l\u2019immondizia. Anzi, l\u2019autore pare colto da un \u201chorror vacui\u201d che lo spinge a riempire tutto il campo della visione (che risulta rigorosamente frontale e centrale), lanciando un giustificato allarme, quasi che l\u2019ambiente non possa pi\u00f9 eliminare i materiali di rifiuto, rimanendone contaminato.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella quarta fase, <em>La natura e l\u2019oltraggio dell\u2019uomo alla natura<\/em>, Tonelli \u2013 come turbato dal presagio di una possibile \u201ccatastrofe\u201d ecologica \u2013 raggiunge, forse, il suo pi\u00f9 alto sviluppo contenutistico. C\u2019\u00e8 un clima lirico, in quei primi piani (praticamente privi di sfondo), con una natura \u201cpersonificata\u201d che si fa voce narrante, prendendo \u2013 metaforicamente \u2013 di prepotenza i colori della tavolozza del pittore per descrivere se stessa: essa, infatti, pare proprio trovare attraverso Tonelli un ruolo di protagonista. Si tratta di un discorso ecologico vero e proprio il suo, a salvaguardia e difesa dell\u2019ambiente (un problema assai scottante ed attuale, oggi). Basti notare ai piedi di una pianta come alcuni arbusti cerchino di rinchiudere (per coprirli o comunque nasconderli) i rifiuti abbandonati dai turisti.<\/p>\n\n\n\n<p>Fa capolino, spesso, tra l\u2019erba o tra gli alberi, un giornale accartocciato che deturpa l\u2019habitat: da esso le lettere, che compongono le parole, paiono emergere come tante formichine, pronte per disintegrarlo e liberare da questo ingombro il passaggio. Altrove, sulla scena appare un lupo, con le fauci spalancate e l\u2019occhio feroce, disposto ad azzannare chiunque, per \u201clegittima difesa\u201d del territorio. O ancora, vicino ad una falce piantata in un ramo, c\u2019\u00e8 un\u2019aquila dagli artigli protesi, che sembra aver bloccato l\u2019azione devastatrice dell\u2019uomo (che anche in questi quadri non compare, ma lo si percepisce dal deturpamento che egli ha lasciato oppure da un fuoco, che brucia dentro un cartone). &lt;&lt;Ci pare \u2013 scrive <strong>Gianni Pre<\/strong> \u2013 che persino le piante di un\u2019arida selva parlino delle loro vicissitudini: costrette dall\u2019incuria dell\u2019uomo a diventare emblematiche presenze di un habitat come abbandonato a una sorte di desolazione e di morte&gt;&gt;.<\/p>\n\n\n\n<p>Il penultimo ciclo \u00e8 quello dei <em>Lavandini<\/em>, nelle cui opere vengono raffigurate \u201cnature morte\u201d dagli aspetti cruenti e misteriosi (una testa di gallo sgozzato, un coniglio scorticato), alternate ad altre pi\u00f9 delicate adagiate proprio sui lavelli domestici (un ombrello rotto, un cavolo, pennelli pronti per essere lavati). Fa notare <strong>Franco Migliaccio<\/strong> \u2013 che Tonelli &lt;&lt;parte dalle \u201ccose\u201d, ma va a puntare impietosamente la sua attenzione su chi v\u2019\u00e8 dietro a ognuna di queste storie \u201cbanali\u201d: l\u2019uomo, coi suoi drammi, le sue passioni e con le inquietudini che divorano, mai come oggi, la sua tormentata esistenza&gt;&gt;.<\/p>\n\n\n\n<p>Questi \u201clavandini\u201d, infatti, finiscono per trasformarsi in piccoli palcoscenici teatrali, su cui scompare, appunto, l\u2019uomo che agisce, ma rimangono le metafore. Le piastrelle o mattonelle che avvolgono i \u201clavandini\u201d sono vere e proprie scenografie (fondali) di alto valore tecnico, per certi riflessi della luce, per quei chiaroscuri di complemento che accentuano il disagio di azioni sviluppate o completate da un senso di violenza. Il coniglio scorticato e sanguinolento (l\u2019occhio lucido e aguzzo come un dito puntato contro la crudelt\u00e0), cos\u00ec come il gallo sgozzato, rappresentano, nella brusca rottura del flusso energetico, l\u2019immobilit\u00e0 della morte, che contrasta con l\u2019acqua che scorre dal rubinetto a ricordare la vita: insomma, uno scontro-confronto tra vita e morte. Con questi suoi animali uccisi, Tonelli scava come nei propri sentimenti, nelle proprie sensazioni, nella propria carne: anche l\u2019animale soffre, e, sebbene non conosca la morte come problema (cio\u00e8 non si pone domande intorno ad essa, non inventa miti) fa, per\u00f2, prendere senso di essa al fruitore. Quando il pittore, invece, dipinge dei pomodori sbucciati, un po\u2019 schiacciati o tagliati, lasciando colare (nel chiarore della ceramica che ne accentua il rilievo) il loro \u201csugo\u201d rosso sangue, ci vuole proprio far capire che se anche essi ricordano la caducit\u00e0 delle cose e quindi la fine della vita, non soffrono, a differenza appunto delle bestie. Da qui alla violenza perpetrata sull\u2019uomo e alle relative conseguenze, il passo \u00e8 breve. Comprendiamo allora perch\u00e9 tutte queste composizioni, presentate tra l\u2019altro con prospettive e punti di vista insoliti, riescano a portarci sulla scena e a coinvolgerci.<\/p>\n\n\n\n<p>Dipinto con una pennellata calda e sostanziosa, l\u2019ultimo ciclo di Tonelli, <em>I simboli di Van Gogh<\/em>, in cui alcuni suoi soggetti, uniti a quelli ispirati da \u201ccose\u201d od \u201coggetti\u201d simbolici del pittore del pittore di Arles (il cappello, la sedia, i pennelli, la tavolozza, i girasoli suggeriscono o diventano veri e propri \u201comaggi\u201d, come appunta <strong>Rossana Bossaglia<\/strong>: &lt;&lt;Tonelli affronta sempre di pi\u00f9 nella sua produzione, insieme comunicativa e misteriosa, sorretta da un mestiere sottile, i grandi problemi esistenziali. Quelli appunto che noi continuiamo a identificare nella pittura di Van Gogh, nella sua apparente Solarit\u00e0&gt;&gt;.<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di concludere, occorre far notare che questo vitale e genuino artista, nella sua lunga carriera, ha elaborato anche quadri a tema: come quello dedicato, in occasione del V centenario, alla scoperta dell\u2019America: \u201cL\u2019alabarda sacrilega\u201d che colpisce la divinit\u00e0 atzteca e sputa soldi (apparso pure sul \u201cCorriere della Sera\u201d in un articolo su tale rievocazione storica); o come quell\u2019altro, \u201cL\u2019albero della libert\u00e0\u201d, per il bicentenario della Rivoluzione Francese; o, ancora, come l\u2019autoritratto d\u2019artista con famiglia, per una speciale mostra; e ne abbiamo accennati solo alcuni. Di certo, Antonio Tonelli, che ha continuato incessantemente a dipingere, rinnovando le tematiche, \u00e8 sempre andato alla ricerca di una pittura come sostanza di vita, che egli ha perseguito con mezzi, poetiche, linguaggi, suoi propri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Introduzione all&#8217;intervista. Giuseppe Possa, febbraio 2022 Antonio Tonelli, pittore realista lombardo, ha prevalentemente lavorato per cicli pittorici, che sono ben rappresentati nella monografia \u201cUn viaggiatore nel tempo\u201d, edita da Mazzotta di Milano, curata da Felice Bonalumi e Luca Pietro Nicoletti. 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