{"id":137,"date":"2022-05-23T14:53:26","date_gmt":"2022-05-23T12:53:26","guid":{"rendered":"https:\/\/antoniotonelli.info\/?page_id=137"},"modified":"2023-01-09T17:11:33","modified_gmt":"2023-01-09T16:11:33","slug":"a-proposito-di-pittura-testimonianze","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/antoniotonelli.info\/index.php\/a-proposito-di-pittura-testimonianze\/","title":{"rendered":"A proposito di pittura &#8211; Testimonianze"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-medium-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Dichiarazione poetica per il libro di Renato Valerio<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Antonio Tonelli &#8211;<\/em> <em>Novembre 2001<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I miei esordi artistici, attorno agli anni Cinquanta, sono stati caratterizzati dall\u2019amore per la pittura degli impressionisti: la libert\u00e0 di cui si nutrivano, il rifiuto di ogni convenzione ac\u00adcademica, un certo modo di dipingere, inteso come vero e proprio linguaggio pittorico, non potevano non identificarsi e compenetrarsi con la mia vocazione di estraneit\u00e0 accademica. Cos\u00ec mi dedicai per un po\u2019 a studiare e riprodurre alcune loro opere: fu un periodo pittoricamente felice.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma i pittori, come del resto ogni comune mortale, rimangono inevitabilmente immersi nel clima politico culturale dell\u2019epoca in cui vivono, tanto che i loro pensieri e le loro espressioni arti\u00adstiche non possono essere da esso disgiunti. Nel clima, dunque, di accesi scontri ideologici, culturali e lotte sindacali, non sem\u00adpre la felicit\u00e0 e la gioia di vivere degli impressionisti trovavano diritto di cittadinanza nell\u2019ambito della mia coscienza civile. Sentivo che la mia vicenda personale e quella delle persone con le quali vivevo e lavoravo nei quartieri popolari di Milano poco avevano da spartire con le tematiche piuttosto effimere dei quadri che tanto avevo ammirato. Da qui l\u2019origine della ricerca in varie direzioni, a volte anche contrastanti, attraverso diversi anni, per trovare un linguaggio pittorico atto a esprime\u00adre il senso di ci\u00f2 che vivevo e che volevo rappresentare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dapprima, quando iniziavo un quadro non avevo disegni pre\u00adparatori o altro materiale, ma solo un\u2019idea, chiara come un di\u00adsegno, ma pur sempre una semplice idea impressa nella mente e speravo che potesse essere sufficiente allo scopo. Inoltre non affrontavo mai due o pi\u00f9 lavori contemporaneamente: rima\u00adnevo in estrema simbiosi con quello che stavo affrontando e il rapporto veramente esaustivo si completava con la fine stessa dell\u2019opera. Ogni quadro nasceva da una semplice considera\u00adzione che aveva origine dal riscontro di qualcosa di concre\u00adto nella vita quotidiana mia o di altri. Tutto, per\u00f2, risultava frammentato ed estemporaneo, tanto che a un certo punto avvertivo la necessit\u00e0 di dare un ordine alle idee e al lavoro conseguente che veniva cos\u00ec suddiviso in periodi legati a temi specifici sviluppati in tempi successivi. In tal modo i vari cicli, essendosi susseguiti per una trentina d\u2019anni, rivelavano esiti pittorici piuttosto diversi poich\u00e9 durante questo lungo tempo credo si sia verificato un processo progressivo di crescita e una presa di coscienza pi\u00f9 risoluta nei confronti del mondo ogget\u00adtivo che volevo indagare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo primo periodo le tematiche erano rivolte al tor\u00admentato mondo proletario, al lavoro operaio, all\u2019emigrazione e all\u2019impegno sindacale; in una mostra del 1977 alla Galleria Ciovasso di Milano il critico Mario De Micheli nella presen\u00adtazione del mio lavoro cos\u00ec si esprimeva: \u201c\u00c8 un colore magro, che usufruisce di pochi toni, essendo tuttavia dotato di una sua primitiva freschezza. Per questa loro costituzione elementare, per l\u2019assenza di un descrittivismo superfluo, per il candore di cui sono espressione, queste immagini, questi personaggi non sarebbero dispiaciuti a L\u00e9ger\u2026\u201d \u00c8 certo, comunque, che fin dall\u2019inizio avevo sempre cercato di stabilire un rapporto since\u00adro con la realt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Attorno al 1978 mi sembrava che, mediante mezzi pittorici maggiormente consolidati, l\u2019espressione complessiva risultasse pi\u00f9 esplicita, con accenti pittorici pi\u00f9 definiti. Questo periodo veniva denominato <em>racconto urbano<\/em>, nel quale intendevo inda\u00adgare la Milano dei vecchi quartieri popolari, con le case di rin\u00adghiera e i muri scrostati dal tempo, con gli uomini che vi abita\u00advano e vi lavoravano. L\u2019inizio del ciclo successivo avveniva nel 1982 prendendo in considerazione gli <em>orti <\/em>che sorgevano nu\u00admerosi nella periferia della citt\u00e0, spesso a ridosso di ferrovie, di tangenziali, di stabilimenti o di grandi edifici dove l\u2019immigrato contadino, costretto al grigiore e alla tristezza di un lavoro di fabbrica ripetitivo, ritrovava il suo primordiale valore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi, dal 1985, la mia attenzione si fermava sugli spazi marginali della citt\u00e0 dove si accumulavano disordinatamente, per incuria e incivilt\u00e0 dell\u2019uomo, gli oggetti pi\u00f9 disparati, insomma, i <em>rifiuti urbani<\/em>: tutto ci\u00f2 che prima era stato usato quotidianamente e che poi, esauritane la funzione o la necessit\u00e0, veniva abbando\u00adnato. Ogni cosa, in qualsiasi situazione, continuava per me ad avere un senso; anche nel bidone della spazzatura o nell\u2019ango\u00adlo dei rifiuti vedevo una continuit\u00e0 di vita, nulla era veramente esaurito, cos\u00ec poteva capitare che una scatola vuota, una vec\u00adchia scarpa, mozziconi di sigarette, siringhe sciaguratamente usate o quant\u2019altro di pi\u00f9 repellente continuassero ad avere un proprio impulso vitale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questo punto del mio lavoro mi sembrava inevitabile che il passo successivo dovesse esprimere come il degrado am\u00adbientale non fosse limitato alle sole zone metropolitane, ma all\u2019intero territorio terrestre: il rapporto uomo-pianeta Terra si compendiava cos\u00ec in un atteggiamento critico di condan\u00adna verso il comportamento colpevole dell\u2019uomo. Era questo il ciclo denominato <em>I nostri giorni difficili<\/em>, iniziato nel 1987, dal quale, comunque, intendevo far trasparire la speranza che l\u2019uomo potesse riuscire quanto prima a conciliare l\u2019esigenza inevitabile del suo progresso con l\u2019inderogabile condizione di non autodistruggersi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Eravamo attorno al 1997 e gi\u00e0 da qualche anno, dapprima allo stato latente e poi in modo pi\u00f9 definito, avevo cominciato a respirare un\u2019aria di certa stanchezza intellettuale, di certo op\u00adportunismo politico, di certa indifferenza etico-sociale a tutti i livelli. Ravvisavo che gradualmente si estinguevano le pulsioni che prima avevano alimentato e sospinto lo spirito di collabo\u00adrazione e solidariet\u00e0 fra gli uomini: ognuno tendeva a racchiu\u00addersi egoisticamente e stupidamente in un proprio anfratto. Cos\u00ec era inevitabile che in tali circostanze mi si instaurassero dubbi, incertezze e ripensamenti: erano veramente deprecabili i giri di valzer al Moulin de la Galette, le \u201cscostumate\u201d colazio\u00adni sull\u2019erba o le visite ai postriboli con Toulouse-Lautrec? Da qui l\u2019inizio del recupero di una sorta di \u201clibert\u00e0\u201d forse di or\u00addine etico oppure storico, filosofico o politico, ma che tuttavia mi dava delle sollecitazioni a sottrarmi dal particolare assetto mentale e spirituale che per tanti anni era stato il timone della mia \u201cnavigazione\u201d. Non che una serie di libere riflessioni su Van Gogh fossero da ritenersi pretestuose o effimere, tutt\u2019al\u00adtro, ma almeno i conti venivano regolati in ambito artistico e, anche se ad ampia estensione, riguardavano comunque ansie, delusioni, angosce, sofferenze relative al grande personaggio che aveva dovuto misurarsi con l\u2019indifferenza e la stupidit\u00e0 della societ\u00e0 del suo tempo, che poi, a tutt\u2019oggi, non \u00e8 cam\u00adbiata se non in peggio. Liberata cos\u00ec la fantasia, risvegliata la tavolozza, veniva data via libera al ciclo denominato <em>I simboli di Van Gogh <\/em>in cui, con estremo rispetto e ammirazione, pen\u00adsavo sempre al grande maestro e poi, infine e a margine, un po\u2019 anche a me stesso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo, dunque, \u00e8 il percorso che mi ha coinvolto eticamen\u00adte e artisticamente per una quarantina di anni; ritengo questo mio impegno abbastanza esaustivo in rapporto al mio lavoro poich\u00e9 in esso ha sempre prevalso il tentativo di capire i mu\u00adtamenti e gli interrogativi posti dalla mia epoca cercando di interpretarla pittoricamente, a volte razionalmente, a volte emotivamente, ma senza enfasi n\u00e9 tendenze di moda e senza mai staccarmi dalle verit\u00e0 e dai valori fondamentali che rego\u00adlano i ritmi della vita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dichiarazione poetica per il libro di Renato Valerio Antonio Tonelli &#8211; 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