{"id":1039,"date":"2023-06-20T19:19:30","date_gmt":"2023-06-20T17:19:30","guid":{"rendered":"https:\/\/antoniotonelli.info\/?page_id=1039"},"modified":"2023-06-22T07:15:10","modified_gmt":"2023-06-22T05:15:10","slug":"lepica-del-quotidiano-in-tonelli","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/antoniotonelli.info\/index.php\/lepica-del-quotidiano-in-tonelli\/","title":{"rendered":"L&#8217;epica del quotidiano in Tonelli"},"content":{"rendered":"\n<p>In questi ultimi anni di profonda crisi sociale, in cui l&#8217;uomo appare come inviluppato in un&#8217;abbruttente crisalide di inerzia, di smarrimento e di paura, difficile, se non improba, diventa la funzione dell&#8217;artista nella societ\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Molto sovente, sia in letteratura che nell&#8217;arte, ci imbattiamo in prodotti di esigua consistenza tematica e\/o in estremi quanto grotteschi giochi d&#8217;evasione, orchestrati da velleitari epigoni di correnti ormai prosciugate della loro iniziale spinta innovatrice e di rottura.<\/p>\n\n\n\n<p>Queste visioni del mondo, malate di ipertrofia soggettiva e\/o oggettiva, nel senso che si muovono o in un esasperato solipsimo, che sconfina nell&#8217;ineffabile, oppure conferiscono ai loro riflessi estetici un oggettivismo tutto epidermide scorza, pressoch\u00e9 vuoto di contenuto, sembrano essere lo specchio frantumato di individui che hanno perduto quasi tutti i legami con il tessuto sociale in cui vivono, con gli altri e con la loro propria coscienza. Eppure, nonostante questa cappa che grava come un coperchio sugli uomini, isolandoli gli uni dagli altri in alienanti compartimenti stagni, nonostante l&#8217;ardua possibilit\u00e0 del singolo di entrare in un rapporto dialettico con l&#8217;oggettivit\u00e0, arricchendo in tal modo, la sfera della propria soggettivit\u00e0, vi sono degli artisti che riescono a testimoniare questo nostro tempo di impotenza, di vacuit\u00e0 e di ignavia, e lo fanno innestandosi nell&#8217;inesauribile solco del <em>realismo<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Uno di questi &#8220;testimoni&#8221; \u00e8, a nostro avviso, Antonio Tonelli. Accostandoci alla sua produzione, che copre la parabola di oltre un ventennio, si ricava la netta percezione di trovarsi di fronte ad un pittore coerente e vitale, acuto e sostanzioso.<\/p>\n\n\n\n<p>Egli ha sempre aderito alla figurazione, ma non si \u00e8 mai adagiato in moduli espressivi statici, si \u00e8 al contrario e progressivamente impadronito (sia attraverso l&#8217;approfondita indagine ed analisi del realismo classico &#8211; in particolare di Courbet &#8211; e dell&#8217;impressionismo &#8211; soprattutto per il decisivo apporto formale che ha dato all&#8217;arte contemporanea questa corrente -, sia tramite un&#8217;accanita ricerca di segno e di colore nell&#8217;elaborazione della propria esperienza in fieri) di veicoli formali sempre pi\u00f9 connotativi ed idonei per diventare indissolubili gusci del nocciolo della sua <em>Weltanschauung<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Partito da una paesistica e ritrattistica dalle gamme calde e soffuse \u2013 un impressionismo alla Mafai per intenderci -, dove la commozione lirica, seppur trasparente e fioca, era ancora permeata di pizzicati effondenti una romantica melanconia, ma in cui gi\u00e0, quantomeno per taluni soggetti sulla tematica del lavoro, stava germinando questo suo inconfondibile dettato realistico, si \u00e8 poi spostato, anche se solo incidentalmente, in una dimensione dalle feroci quanto polemiche impennate espressionistiche al limite del surreale.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma l&#8217;humus che stava sedimentando in lui aveva bisogno di un linguaggio semplice e diretto, pastoso e disadorno, e lo ha costretto a ritornare in un territorio nel quale disegno e cromia, depurati da malesseri decadenti e da concitazioni deformanti, riacquistassero una valenza etimologica sostanzialmente definita, pur nella possibilit\u00e0 dilatante dei semantemi nell&#8217;accordo intrinseco degli assunti.<\/p>\n\n\n\n<p>E&#8217; scaturito cos\u00ec un ciclo di dipinti, che rispecchiano taluni degli aspetti pi\u00f9 tipici della nostra contraddittoria civilt\u00e0 industrializzata: dal &#8220;mondo del lavoro&#8221; alla &#8220;vecchia Milano proletaria&#8221;, dalla &#8220;Milano di periferia&#8221; agli &#8220;orti urbani&#8221;, via via sino alle recenti opere tuttora in elaborazione, che tendono a riprodurre alcune facce drammatiche del convulso connettivo metropolitano (il consumismo, la droga, la prostituzione, la disoccupazione), usando come voce narrante di tale itinerario la <em>strada<\/em>, che pare diventare un metaforico trait-d&#8217;union tra io pubblico e privato nella stratificata dinamica dei fenomeni sociali.<\/p>\n\n\n\n<p>Questi macerati nuclei tematici, si fondono, a nostro parere, in un unico filo conduttore; ad un lessico di immagini che possiedono la pacata, anche se in certi casi amara, cadenza dell&#8217;epicit\u00e0. Narrazione, resa palpitante da una tecnica compositiva sofferta e plasmata sino in fondo: gli oli \u2013 quasi tutti su masonite \u2013 sono il risultato di una lenta e laboriosa sovrapposizione di strati materici, ai quali fa da supporto un disegno agile e conciso nella sua armonica plasticit\u00e0. Nonostante questo rovello formale, per\u00f2, i lavori finiti risultano freschi, immediati, come percorsi e vivificati da un&#8217;energia che fa vibrare le campiture, quasi siano mosse da un sotterraneo soffio di vita.<\/p>\n\n\n\n<p>Tonelli pare che narri i tanti episodi della quotidianit\u00e0, con una compartecipazione che cerca di rendere pi\u00f9 umano persino l&#8217;atto pi\u00f9 consuetudinario: il lavarsi, la lettura del giornale, lo zappare l&#8217;orto; pi\u00f9 nobile, perch\u00e9 strumento del lavoro e quindi della sopravvivenza, anche il pi\u00f9 umile degli utensili: il martello, la tenaglia, la zappa.<\/p>\n\n\n\n<p>Spesso, egli lascia che siano il paesaggio e le cose a fare le veci dell&#8217;uomo; ma ogni oggetto \u00e8 l\u00ec che ci parla dei azioni, di situazioni, di conflitti sociali talvolta tragici nella loro cruda verit\u00e0 storica; ogni componente della natura, ogni arnese sembra trasudare umanit\u00e0, tanto stretto appare il rapporto tra la fisicit\u00e0 dell&#8217;uomo e dell&#8217;ambiente da lui plasmato, e che a sua volta lo costringe ad aggiungere un granello di esperienza in pi\u00f9, di crescita nel faticoso cammino che la storia deve percorrere per dominare le forze della natura e per trasformare questa nostra epoca, costruita sul privilegio di pochi e sulla miseria di molti.<\/p>\n\n\n\n<p>Una pittura, in ultima analisi, questa di Tonelli che ci rammenta \u2013 come avevamo osservato in un&#8217;altra occasione \u2013 la spoglia lirica di Brecht, che conferisce alla parola il valore semantico pi\u00f9 compiuto, come estraendola dal pantano dei significati della greve ambiguit\u00e0 dell&#8217;estetica dominante. Ne viene fuori, nell&#8217;uno e nell&#8217;altro, un distillato di immagini che, nel succo della poesia, portano a compimento un florilegio di sostanze di vita, il cui profondo significato umano e sociale stimolano ad un recupero dell&#8217;uomo-natura, attraverso le tappe obbligate della lotta per il bene comune della specie.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Gianni Pre &#8211; marzo &#8211; aprile 1986 &#8211; Rivista Alla Bottega &#8211; Milano<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questi ultimi anni di profonda crisi sociale, in cui l&#8217;uomo appare come inviluppato in un&#8217;abbruttente crisalide di inerzia, di smarrimento e di paura, difficile, se non improba, diventa la funzione dell&#8217;artista nella societ\u00e0. 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